Come “sopravvivere” al cambio di stagione primaverile

Il cambio di stagione primaverile è uno dei momenti più impegnativi dell’anno per il nostro organismo.
Eppure molti di noi attendono l’arrivo della primavera con impazienza, desiderosi di godere finalmente di belle giornate all’aperto dopo i rigori invernali.
Tuttavia, è un momento molto impegnativo che coinvolge diverse sfere del nostro benessere.

In che modo?

All’arrivo della primavera sono molti i fattori capaci di influenzare il nostro corpo e la sfera psicofisica. I cambiamenti che si vivono nell’ambiente esterno hanno infatti delle ripercussioni sul nostro stato di salute.

Se da un lato le giornate iniziano ad essere miti e con un maggior numero di ore di luce, dall’altro il clima è spesso instabile, con frequenti sbalzi caldo/freddo. Questo porta all’insorgere di disturbi e malanni diffusi, come raffreddore e influenza.
Inoltre, proprio l’alterazione dell’equilibrio giorno/notte può creare stati d’ansia e di stress. Con ripercussioni negative sull’umore.

Come affrontare il cambio di stagione primaverile?

Cercare di mantenersi attivi è sicuramente il primo consiglio da seguire.
Se da un lato sembra difficile a causa della sonnolenza diffusa, dall’altro è importante cercare di sfruttare al massimo la possibilità di trascorrere del tempo di qualità all’aperto.
Approfitta delle belle giornate e del fatto che c’è una buona luce fino a tardi per fare delle lunghe passeggiate o una corsa in bicicletta.
E non dimenticare di puntare la sveglia presto al mattino! È faticoso solo all’inizio, ma con il tempo imparerai ad apprezzare i benefici di una sveglia di buon mattino.

L’organismo è affaticato dopo il periodo invernale.

Il desiderio di alleggerirsi degli abiti pesanti contrasta con una percezione del nostro corpo non sempre lusinghiera. Ci vediamo gonfi, appesantiti, affaticati.
Capita anche a te?
Uscire da questo stato d’animo è semplice, basta qualche piccolo accorgimento sulla dieta.
Bevi molta acqua, importante per mantenere un buon livello di idratazione di pelle e organi interni. Inserisci nella tua dieta quotidiana una dose extra di vitamine con frutta e verdura di stagione. Avere un buon apporto vitaminico è fondamentale per proteggere il tuo organismo dai malanni tipici di questo periodo dell’anno.
Inoltre, scegliendo la frutta e la verdura di colore arancione prepari la tua pelle per l’abbronzatura estiva con un giusto anticipo!

Non trascurare il bisogno di riposo del tuo organismo.
Abbiamo già detto che proprio in questo periodo dell’anno più che in altri si sente il bisogno di riposare.
Come dice il proverbio? “Aprile, dolce dormire”… Nei momenti di passaggio è normale sentire un maggiore senso di stanchezza che non deve essere sottovalutato.
Concediti un giusto numero di ore di riposo – quello notturno dovrebbe essere di almeno 8 ore –  senza distrazioni. Al momento di andare a letto, via tablet, computer e cellulari!

Quali sono le tue strategie per affrontare il cambio di stagione primaverile? Raccontacele in un commento!

Bambini e sedentarietà: un binomio che non ci piace!

Sempre più bambini vivono una vita sedentaria. Tra televisione, videogiochi, tecnologia di ogni tipo.
Ma la natura del bambino – e, più in generale, quella dell’essere umano – è quella di muoversi! Il più possibile.

Qualche giorno fa sulla pagina Facebook del nostro centro di Sesto Fiorentino abbiamo pubblicato un post che diceva “lasciamo correre i bambini” proprio per sensibilizzare sul tema della sedentarietà infantile.

Perché è così importante che i bambini tornino a muoversi?

Un bambino che si muove diventerà un adulto sano. Studi medici confermano che l’aumento dei casi di obesità nascono proprio nell’infanzia, con bambini che sempre più spesso sono in forte sovrappeso.
I fattori di obesità infantile sono principalmente due:

  • alimentazione sregolata fatta troppo spesso di alimenti preconfezionati ricchi di grassi e zuccheri;
  • una scarsa attitudine al movimento.

Lo stile di vita, a scuola e a casa, influenza in modo negativo questa tendenza dei bambini ad essere sempre più sedentari.
Già durante le ore trascorse a scuola si rileva una scarsa propensione al movimento, spesso per mancanza di strutture adeguate dove trascorrere l’ora dedicata all’educazione fisica. A casa le cose non migliorano.
Moltissimi genitori hanno poco tempo a disposizione per stare insieme ai propri figli e delegano ad un intrattenimento virtuale quello che potrebbe essere del tempo speso all’aperto.
I ragazzi così, già dalla più giovane età, si trovano chiusi troppo spesso a casa a mangiare merendine davanti alla tv.

Come invertire la tendenza?

È un compito dell’intera società provare ad invertire questa tendenza preoccupante. Quasi tutte le patologie croniche che si manifestano in età adulta hanno la propria origine in un comportamento sbagliato tenuto nell’età dello sviluppo. Motivo per cui è di vitale importanza far capire ai bambini l’importanza del movimento.
Farli vivere all’aperto, magari insieme ad altri bambini, riscoprire le attività di gioco di gruppo è sicuramente un punto di partenza.
Un bambino dovrebbe muoversi almeno 2 ore ogni giorno. L’attività fisica aiuta lo sviluppo di tante altre importanti facoltà cognitive, come ad esempio quelle legate alla fantasia, alla creatività e alla disciplina sportiva.
Andrebbero indirizzati verso uno sport adatto alle singole attitudini di ciascuno, in modo da rafforzare fin da piccoli il senso dell’importanza del movimento.
A tutto questo si deve legare un’attenzione particolare per la giusta alimentazione.
Sulla tavola del bambino non dovrebbero trovare spazio cibi preconfezionati o precotti se non come eccezione alla regola. E attenzione agli snack: che siano dolci o salati il rischio è quello di un eccessivo consumo di sale o zucchero dallo scarso valore nutrizionale.

Lasciamo che i bambini tornino ad essere dei bambini e impegniamoci per dare a loro uno stile di vita di qualità!

 

Zucchero, un nemico silenzioso della nostra salute

È presente in quasi tutti gli alimenti, anche nei più insospettabili. Lo zucchero è uno dei nemici dello stile di vita occidentale e, senza voler fare allarmismo, è definito da più fronti come un vero e proprio killer.

Studi medici e scientifici dimostrano come lo zucchero abbia effetti devastanti sulla salute. Può ingenerare una dipendenza analoga a quella instaurata dagli stupefacenti e aumenta il senso di fame.
Non amiamo usare toni allarmistici, ma davanti a questo potente dolcificante non si può abbassare la guardia.

Dobbiamo ricordare che il suo consumo massivo è una novità per l’essere umano. Prima della sua introduzione in Europa, lo zucchero era una vera e propria rarità. Riservato solo di tanto in tanto alle tavole dei reali, non conosceva una diffusione capillare.
Il corpo umano moderno è sottoposto a una somministrazione smisurata, con conseguenze molto pericolose per la salute.

Zucchero, quali sono gli effetti peggiori sulla salute?

Oltre a creare un senso di dipendenza, lo zucchero è in relazione con le malattie cardiovascolari. Danneggia il cuore ed è in stretta relazione con la pressione alta.
Per la pressione, il suo consumo è più pericoloso di quello del sale.
Ha effetti dannosi paragonabili a quelli di fumo e alcol e, naturalmente, è la prima causa di diabete e obesità.
Non ha capacità sazianti ma insinua nell’organismo un maggiore senso di fame. Per questo spinge l’individuo a mangiare di più, con conseguente aumento del peso corporeo.
Altera le funzioni endocrine dell’organismo e può danneggiare le capacità cognitive e di memoria.

Attenzione ai cibi insospettabili

Per evitare un consumo smodato di zucchero non basta limitare i cucchiaini nel caffè. È presente in molti più cibi e bevande di quanti tu possa immaginare e per essere sicuri di non assumerlo in via occulta bisogna leggere attentamente le etichette.
Lo trovi in tutte le bevande gassate, come ad esempio la Coca Cola, ma anche nei succhi di frutta che spesso appaiono più innocui.
Si trova in quasi tutti i cibi industriali confezionati e spesso viene usato proprio come conservante.
Attenzione anche a quelli che possono sembrarti cibi salati: è contenuto nelle salse pronte e il suo consumo è più alto se si segue una dieta ricca di carboidrati.

Limitare lo zucchero sin da bambini per vivere meglio

Più tardi viene inserito nella dieta dei più piccoli, meglio è.
I neonati non hanno il senso del dolce e del salato, introduci questi condimenti più tardi possibile nella loro dieta. Proprio i bambini iniziano troppo presto ad assumere dosi importanti di zucchero. Merendine preconfezionate e bibite non sempre salutari possono compromettere seriamente il loro processo di sviluppo.

E i dolcificanti industriali?

Se pensi di risolvere il problema sostituendo lo zucchero con i dolcificanti industriali sei fuori strada.
Questi prodotti contengono aspartame e altre sostanze ugualmente dannose per l’organismo.
Meglio, piuttosto, puntare sui dolcificanti naturali come il miele o lo zucchero di canna grezzo integrale.

Lo zucchero è un nemico del nostro benessere. Limita il suo consumo per vivere meglio.

Qual è l’età migliore per iniziare a fare un’attività fisica?

A quale età iniziare a fare attività fisica?

La buona notizia è che non c’è un’età giusta!
Ok, calma, facciamo un passo indietro: la regola d’oro è che prima inizi, meglio è! Ma se hai superato un’età che ti sembrava il limite massimo per iniziare a fare movimento, sappi che ti stai sbagliando!

Ogni momento della nostra vita ha qualcosa di importante da darci, anche in termini di salute e benessere del corpo. E se è vero che in giovane età è ancora tutto possibile, non bisogna credere che superata una certa soglia sia necessario fermarsi!

Qual è l’età migliore per iniziare a fare attività fisica? Dipende da te!
In questo post ti diciamo quali sono le condizioni migliori in ciascun momento della nostra vita, così da darti la consapevolezza di poter iniziare anche oggi stesso. Indipendentemente dalla tua data di nascita!

Prima dei 30 anni, quando ancora è tutto possibile.

La soglia dei 30 anni è quella che in ambito scientifico viene individuata come l’inizio del rallentamento di molte funzioni fisiologiche.
Non è un vero e proprio decadimento, ma l’organismo inizia gradualmente ad avere tempi di recupero e ripresa maggiori.
Iniziare a fare attività fisica prima dei 30 anni significa approfittare del migliore momento per il corpo umano. La muscolatura è nel momento di massima espressione e si possono gettare le basi per un futuro in piena salute.
Prima dei 30 anni è possibile lavorare pienamente sugli schemi motori, creando così una solida consapevolezza del proprio corpo.

Dopo i 30 lavora sul metabolismo.

Superati i 30 anni la muscolatura corporea diminuisce e aumentano i depositi di grasso responsabili del sovrappeso.
È questa la fase dove possono più frequentemente apparire le alterazioni del metabolismo, per questo è importante giocare d’anticipo con un percorso metabolico adatto a mantenere la situazione ottimale.

Dopo i 40 anni, l’importanza dell’elasticità dei tessuti.

Arrivati a 40 anni il corpo inizia il suo processo di invecchiamento.
Il corpo perde massa muscolare e diminuisce l’elasticità dei tessuti. Il corpo inizia ad essere meno efficiente, per questo è importantissimo mantenerlo in movimento.
Grazie all’attività fisica, incentrata su tono e massa, si può combattere efficacemente il rilassamento e continuare ad avere un pelle tonica.

Dopo i 50, attenzione alle articolazioni.

Iniziano i problemi legati alle articolazioni e può sopraggiungere l’osteoporosi.
Il lavoro da fare in palestra deve essere orientato alla flessibilità e alla postura, per scongiurare problemi articolari e migliorare il metabolismo osseo.

Dopo i 60 attenzione al sistema cardiocircolatorio.

Dopo i 60 anni il corpo diventa progressivamente sempre meno efficiente.
I problemi maggiori sono quelli legati al sistema cardiocircolatorio, rischio di ictus e diabete. In un quadro di questo tipo il movimento può fare molto per migliorare l’efficienza residua e migliorare il quadro di salute generale.

Ogni età ha i suoi benefici, l’importante è scegliere sempre unì’attività fisica adatta ai propri bisogni e alle proprie esigenze e capacità personali.

Osteoporosi: come prevenirla e migliorarla con l’esercizio fisico

L’osteoporosi è una malattia sistemica dello scheletro, caratterizzata da una ridotta massa ossea e dal deterioramento della microarchitettura del tessuto osseo.
Conseguenza dell’osteoporosi è un aumento della fragilità e predisposizione alle fratture, soprattutto di anca, colonna vertebrale e polso.
Non deve essere confusa con l’artrosi o artrite.
L’osteoporosi non dà sintomi specifici, potendosi verificare fratture improvvise senza segni predittivi.

Osteoporosi: quali sono i principali fattori di rischio?

I fattori di rischio sono diversi e trasversali.

  • Ridotto picco di massa ossea
  • Sesso femminile
  • Familiarità con l’osteoporosi
  • Eccessiva magrezza
  • Età avanzata
  • Menopausa precoce o indotta chirurgicamente
  • Periodi di amenorrea
  • Anoressia nervosa
  • Scarsa assunzione di calcio attraverso la dieta
  • Uso di farmaci, quali i cortisonici e gli anticonvulsivanti
  • Bassi livelli di testosterone nell’uomo
  • Stile di vita sedentario
  • Fumo di sigaretta o abuso di alcool
  • Depressione
  • Immobilità prolungata
  • Lavori in assenza di gravità (sub, palombari, astronauti)

E come si può prevenire?

La prevenzione dell’osteoporosi deve iniziare sin dall’infanzia.
Abituare il bambino a mantenere una vita attiva, in movimento, a contatto con la natura e con un’alimentazione varia è sicuramente la migliore assicurazione sul futuro per prevenire questa patologia ossea.

In età adulta è importante mantenere un livello di movimento costante. Sono sufficienti 30 minuti di attività svolta 3/4 volte a settimana per riscontrare benefici concreti.

E in età avanzata? È di fondamentale importanza allontanarsi il più possibile dal nemico costituito dalla sedentarietà.

Nella stagione estiva, poi, è importante approfittare il più possibile del mare e del sole. L’ambiente marino, infatti, è particolarmente adatto per la prevenzione e il miglioramento delle situazioni di osteoporosi.

La sedentarietà, il nemico numero 1.

Chi soffre di osteoporosi non deve essere trattato come una persona malata. Questo perché è fondamentale che non si vada a cronicizzare una situazione di sedentarietà pericolosissima per la salute.
È anzi consigliato considerare il movimento fisico come un vero e  proprio farmaco naturale, in grado di favorire il metabolismo osseo e una conseguente maggiore stabilità e crescita strutturale.

In questo senso si dimostrano particolarmente adatti:

  • gli esercizi di forza in contro-resistenza favoriscono la ricostruzione per effetto dell’azione tendinea sulle ossa;
  • gli esercizi come balzi, saltelli, corsa sul posto (nei soggetti che non presentano particolari disfunzioni al rachide). Grazie all’impatto del piede sul suolo c’è una maggior attivazione osteoblastica.
  • la pedana vibrante con la sua azione sull’inibizione del rimodellamento osseo e la stabilità trabecolare (prevenzione e rallentamento processo erosivo).
  • esercizi di equilibrio, coordinazione, controllo e reclutamento neuro-motorio, rilassamento.

 

 

Depressione: come l’attività fisica e il movimento può contrastarla

Quando si parla di depressione è doveroso usare i guanti di velluto.
È una patologia molto seria.
Troppo spesso sottovalutata a livello di riconoscimento sociale o non presa nella giusta considerazione.
La tendenza è quella di ignorare il problema fino a quando non diventa troppo grave, motivo per cui è importante ricordare sempre che si tratta di una malattia.

Ricercando il benessere di chi si affida ai nostri centri, sappiamo bene quanto peso abbia il benessere psicologico.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità afferma che la salute, per essere tale, non deve guardare soltanto all’assenza di malattie ma anche al benessere fisico, mentale e sociale.OMS definizione di benessere

Mantenere una vita attiva aiuta a raggiungere un benessere globale, che abbraccia tutti questi aspetti.

Come può l’attività fisica incidere sull’insorgere della depressione?

Numerosi studi clinici e medici evidenziano come lo sport possa prevenire e in alcuni casi attenuare diverse forme di depressione.
Si potrebbe partire dal dato forse più “banale”, ovvero che lo sport è universalmente considerato un ottimo modo di scaricare stress, tensioni e disagi.

Tuttavia vi sono anche evidenze legate alla biochimica del corpo umano.
Durante l’allenamento, infatti, vengono rilasciati ormoni e neurotrasmettitori capaci di influenzare il tono dell’umore, migliorandolo.
Endorfina, il cosiddetto “ormone della felicità”, ma anche dopamina, serotonina, tutte sostanze capaci di contrastare la presenza del cortisolo, l’ormone legato allo stress.
Fare sport può dunque cambiare il nostro corpo non soltanto nella sua forma esteriore ma anche dall’interno.

In alcuni paesi del mondo, come Svezia, Gran Bretagna e Stati Uniti, sono state portate avanti ricerche mediche volte a valutare l’impatto della prescrizione di specifiche discipline sportive al posto degli psicofarmaci.
I risultati sono stati sorprendenti.
In molti casi i medici sono potuti arrivare alla conclusione che lo sport ha un effetto del tutto simile a quello del farmaco, pur non presentando gli stessi effetti collaterali.
Anzi, nel lungo periodo i miglioramenti si spostano anche sullo stato di salute generale.

L’attività fisica dispiega i suoi effetti positivi anche su altri aspetti legati alle patologie depressive. Influisce sul carattere, sulla percezione che abbiamo di noi stessi, sull’autostima.
E così un soggetto che non riteneva di essere in grado di potersi prendere cura di se stesso improvvisamente ritrova fiducia dal raggiungimento degli obiettivi sportivi. E coloro che hanno difficoltà a socializzare, riscoprono il piacere di vivere in mezzo agli altri attraverso lo sport.

Mal di schiena, ascoltarlo e comprenderlo per vivere meglio

Il mal di schiena e i dolori legati alla colonna vertebrale colpiscono 1 cittadino europeo su 5. Sono da annoverarsi sicuramente tra i disturbi che colpiscono maggiormente l’essere umano e creano un disagio diffuso.

Viviamo in una società dove tutto ciò che è dolore viene visto come un male da combattere rapidamente.
Dimentichiamo, però, che anche il dolore ha una funzione importante. È un campanello d’allarme che ci manda il nostro corpo e che ci invita a riflettere su una problematica, per risolverla.
Ecco perché non esageriamo quando sosteniamo che il mal di schiena può diventare il nostro migliore amico! Perché grazie al dolore che sentiamo possiamo intraprendere un’analisi approfondita del problema e cercare una soluzione duratura.

I dolori vertebrali possono scaturire non soltanto da agenti legati al comportamento posturale, ma anche da aspetti di relazionali. Ognuno di noi vive in un contesto interno ed esterno e il rapporto equilibrato tra questi due mondi è fondamentale per il nostro benessere.
Non si tratta, dunque, di una mera analisi di quello che è il proprio modo di vivere la quotidianità in relazione alle diverse posture tenute nel corso della giornata.
Analizzare in profondità un sintomo (che è appunto quello del dolore) significa anche interrogarsi sulla qualità della propria vita a 360 gradi.
Si tratta di avere maggiore consapevolezza del proprio corpo.

Mal di schiena, come prevenirlo

Prevenire il mal di schiena e i dolori vertebrali è possibile.
Come?

Proprio perché tali stati dolorosi hanno origine anche ad un livello profondo, cerebrale, è importante agire su più fronti.
Sicuramente aumentare la propria consapevolezza corporea è il primo passo per conoscere meglio le dinamiche del nostro corpo. Queste dinamiche sono legati sia ad aspetti meccanici, di mero movimento, che ad aspetti emozionali legati alle relazioni con gli altri.
È importante mantenere un buon livello di relazioni sociali e aumentare l’autostima e la fiducia, in sé e negli altri.
Questi miglioramenti sono in grado di avere un impatto positivo sul benessere globale percepito e quindi anche sui dolori articolari.

A livello più “meccanico”, di funzionamento del corpo, è molto importante lavorare per ristabilire l’armonia articolare. Aumentando il senso di equilibrio e la coordinazione e migliorando il più possibile il proprio stato di salute si può agire per tempo anche sulla prevenzione dei dolori vertebrali. Come appunto il mal di schiena.

Come diminuire e gestire il dolore?

Se non si riesce a cambiare e migliorare il proprio stile di vita è possibile incorrere in un disturbo vertebrale.
Se questo si verifica, è necessario intervenire per diminuire e gestire al meglio il dolore.
Attraverso delle manovre fatte da specialisti che vanno a riequilibrare le catene muscolari si può notare un miglioramento dello stato doloroso.
In quest’ottica sono fondamentali tutte le operazioni volte alla ricerca dell’equilibrio, con particolare riguardo a quelle che operano uno scarico emozionale aiutando la gestione dello stress.

Tutti questi processi sono lunghi e richiedono un impegno attivo del soggetto, che non deve scoraggiarsi nella fase iniziale. Viviamo in una società dove fin troppo facilmente si cerca la soluzione dei problemi attraverso la chirurgia. Tuttavia, per i dolori articolari, la chirurgia è l’ultima possibilità da seguire solo quando i percorsi descritti brevemente sopra non hanno dato risultati.
Per risolvere in modo permanente certe problematiche è infatti indispensabile operare un cambiamento profondo della propria vita.
Solo così i risultati raggiunti potranno essere soddisfacenti e duraturi nel tempo.

 

 

Massaggio caratteriale bioenergetico

Hai mai sentito parlare del massaggio caratteriale bioenergetico?

È una tecnica di massaggio molto particolare, che affonda le sue radici nello studio psicologico degli individui in relazione ai comportamenti e alle conseguenze che questi possono avere sul corpo.
Per capire come il massaggio caratteriale bioenergetico può aiutarci a comprendere la nostra vera e più profonda natura dobbiamo fare un passo indietro.
Il nostro carattere, infatti, si struttura durante l’infanzia ed è il risultato del modo di reagire alle situazioni della vita e degli atteggiamenti difensivi che si oppongono alle provocazioni date dall’ambiente che ci circonda.
Ad ogni frustrazione o pulsione repressa, dall’infanzia in poi, corrisponderà nel corpo un irrigidimento legato alla formazione di tensioni muscolari che vengono definite “blocchi energetici”.

I blocchi energetici sono la conseguenza degli atteggiamenti sviluppati dall’individuo per bloccare le proprie emozioni e sensazioni – come ad esempio l’angoscia, la rabbia, l’eccitazione – in situazioni conflittuali.
Nel percorso di sviluppo che da bambini ci porta verso l’età adulta queste tensioni si cronicizzano e danno luogo alla cosiddetta corazza muscolare, una specie di armatura che è nel contempo fisica ed emotiva.
Essa ha in sé una funzione difensiva, ma se diventa troppo rigida riduce anche la possibilità di essere in contatto con le proprie emozioni e limita la libera espressione dei sentimenti.

La corazza muscolare tende a crescere di anno in anno, a causa dell’accumulo delle tensioni, e non è facile riuscire a liberarsene. Soprattutto perché spesso non si è consapevoli di averla!
Possedere una corazza caratteriale è indispensabile per poter affrontare i conflitti e tuttavia essa deve conservare un sufficiente grado di elasticità per poter essere “messa” o “tolta” in funzione del bisogno.

Quando una parte del corpo diventa sede di tensioni e conflitti emotivi, infatti, si creano delle zone dove l’energia vitale non fluisce liberamente: significa che ci blocchiamo, ci tratteniamo, ci corazziamo, diventando sempre meno sensibili alla vita e al piacere.
Inoltre, quando l’energia vitale è bloccata e trattenuta cronicamente, quando cioè diventa stagnante, può provocare disfunzioni e malattie.
Proprio per aiutare a liberarsi dal peso della corazza muscolare caratteriale e far fluire l’energia vitale è stata sviluppata l’analisi bioenergetica.
La bioenergetica si serve soprattutto di tecniche respiratorie, esercizi fisici, di posizioni, contatti corporei, pressioni controllate e massaggio per realizzare un’integrazione fra corpo e mente che fornisca all’individuo l’energia sufficiente a permettergli di scoprire il piacere, anziché essere costretto senza scampo a procedimenti difensivi.
Dall’analisi bioenergetica deriva il massaggio caratteriale bioenergetico, una tecnica terapeutica messa a punto dal Dott. Padrini nel suo lavoro di terapia psico-corporea bioenergetica.
Questo tipo di massaggio ha soprattutto la funzione di individuare le parti del corpo bloccate o tese e i punti carenti di energia per ristabilire un riequilibrio energetico.

Il massaggio caratteriale bioenergetico può essere definito un tipo di massaggio “su misura”.

Tiene conto del carattere e della tipologia fisica della persona, che emerge sulla base di un’ipotesi diagnostica di lettura corporea di tipo bioenergetico.
Nel massaggio bioenergetico si considerano cinque strutture caratteriali:

  1. il tipo cerebrale;
  2. il dipendente;
  3. il compresso;
  4. il dominante;
  5. il rigido.

Questa classificazione rappresenta solo una griglia di riferimento, perché ogni persona è un carattere misto con elementi prevalenti di un tipo o dell’altro.

Massaggio caratteriale bioenergetico, in cosa è diverso dagli altri.

Questo massaggio si differenzia dagli altri essenzialmente perché usa le manipolazioni in sincronia con la respirazione.
Esso porta ad ampliare il proprio schema respiratorio, utilizzando la parte toracica diaframmatica e pelvica e rendendo così la respirazione più ampia, spontanea e libera.
Inoltre, sono compresi i noti benefici del massaggio quali:

  • miglioramento della circolazione sanguigna e linfatica;
  • diminuzione dei depositi adiposi in quanto una circolazione migliorata accelera il loro metabolismo;
  • facilitazione della digestione e della funzione peristaltica dell’intestino;
  • tonificazione del sistema nervoso;
  • miglioramento del sonno che viene reso più profondo e ristoratore;
  • rilassamento a livello muscolare ed elasticizzante a livello articolare.

Ogni tipologia caratteriale prevede manovre diversificate per quanto riguarda la pressione, il ritmo e il tipo di contatto.

Conoscere a fondo se stessi è il primo passo per vivere in completa armonia.
Chiedi ai nostri centri di Piombino e Sesto Fiorentino come iniziare un percorso di benessere completamente diverso grazie alla bioenergetica.

I diversi piani di ascolto per capire il proprio corpo

La scorsa settimana abbiamo affrontato un tema importante, quello dell’uso consapevole del proprio corpo.
Abbiamo evidenziato come sia di fondamentale importanza capire ed ascoltare il corpo per imparare ad usarlo in modo più consapevole.
Ma quali sono i diversi piani di ascolto del nostro corpo?

Piano di ascolto meccanico-muscolare.

È quello che ci permette di comprendere quali muscoli vengono utilizzati, in concreto, per compiere determinate attività.
Se e come mantengo in tensione alcuni gruppi muscolari, come uso la colonna vertebrale, quanto carico sostiene e come è la forza e il tono muscolare.

Piano di ascolto organico-viscerale.

Attraverso questo piano di ascolto è possibile concentrare l’attenzione sulle funzioni del corpo.
L’ascolto del battito cardiaco, della respirazione, della deglutizione. Prestare attenzione al modo in cui si mastica il cibo, a come avviene la digestione.
Il nostro corpo è capace di filtrare i nutrienti necessari dal cibo, espellendo ciò che non serve: impariamo ad ascoltare i reali bisogni organici del corpo e non quelli indotti dalla mente.
È un piano di ascolto volto ad entrare in profondo contatto con la nostra parte più viscerale. Quella legata alle finzioni biologiche primarie.

Piani di ascolto posturali e di equilibrio statico e dinamico.

Ci sono delle posture che incidono nella qualità della nostra vita. Quelle che assumiamo a lavoro, ad esempio, o mentre dormiamo.
Prestare attenzione a come stiamo quando siamo fermi, seduti, in piedi o in relax può dirci molto del nostro corpo e di eventuali disturbi che lo affliggono.

Piano di ascolto somato-emozionale.

Ogni parte del corpo ha una sua funzione e un suo compito specifico e tutto lavora in sinergia.
Per mantenere l’intero sistema in salute esistono delle vere e proprie armature muscolo-scheletriche che producono costantemente energia.
Se nel corso del tempo questa difesa si consolida su se stessa, il dispendio energetico diventa sproporzionato.
Questa situazione può portare ad un abbassamento delle difese immunitarie e ad un’alterazione dell’intero sistema ormonale, con l’insorgenza di sintomi precisi causa di uno stato di malessere.
Ascoltare e capire il proprio corpo significa anche riconoscere i propri limiti e lavorare per superarli, senza paure.

Piani di ascolto ambientali, sociali e relazionali.

Il corpo è sollecitato da continui stimoli ambientali filtrati da numerosi recettori.
Non siamo consci di questi complessi circuiti di comunicazione, ma l’ascolto corporeo può dirci molto.
Può ad esempio darci degli indicatori importanti su come ci relazioniamo con gli altri e su come percepiamo l’ambiente che ci circonda.
La percezione di ciò che ci sta intorno è fondamentale per vivere in armonia e comprendere eventuali stati ansiosi che possono compromettere il nostro benessere.

Il corpo è sempre stato fin dalla preistoria il mezzo più efficace per comunicare ed esprimere le sensazioni e bisogni, non dimentichiamolo.

Come usare consapevolmente il proprio corpo

Il corpo è l’unica casa che abbiamo, nonostante alcune volte non lo trattiamo proprio come dovremmo!
Capita a tutti di trascurare la propria salute e di preoccuparsene solo davanti a malesseri fisici. Ma la cura quotidiana e la prevenzione sono la migliore medicina!
Nel post di oggi vogliamo darti alcuni semplici consigli per sentire e percepire meglio il tuo corpo e usarlo, così, più consapevolmente.

Consapevolezza del proprio corpo, un viaggio che inizia da lontano.

Lo sviluppo della consapevolezza corporea è un processo lungo che si perfeziona intorno ai 12 anni.
Osservando un neonato e poi un bambino possiamo renderci conto di quali sono i gesti e i comportamenti attraverso i quali si sedimenta in noi questa importante consapevolezza.
Un bambino impara a conoscere e riconoscere il suo corpo attraverso la percezione visiva e, quando è piccolo, anche attraverso la bocca!
Non ricordiamo il momento in cui abbiamo iniziato a camminare eppure lo stimolo del movimento e la curiosità per l’ambiente che ci circonda sono importantissimi per la conoscenza e consapevolezza del proprio corpo.
Rotolarsi su se stessi, andare gattoni, avere voglia di alzarsi in piedi ci mette in relazione con l’ambiente che ci circonda, con la sua profondità. Ci permette di fare i conti con le paure ancestrali che accompagnano da sempre l’essere umano: il buio, i luoghi stretti, i luoghi affollati.

La consapevolezza inizia da lì. Quando incominciamo a relazionarci con gli altri e ad interagire con loro.

Comprendere il proprio corpo.

Andando avanti nell’età perdiamo alcuni importanti contatti con il nostro corpo. Sono input che fanno parte del nostro patrimonio umano, da sempre presenti in tutte le epoche storiche che hanno visto l’essere umano protagonista.
Questo per dire che non siamo molto diversi dagli uomini primitivi, semplicemente viviamo la vita in modo diverso!
Per comprendere il proprio corpo è per prima cosa di fondamentale importanza imparare a sentirlo. Avere la sensazione di avere un corpo, percepire la differenza tra interiore ed esteriore.
Ascoltarlo è il secondo passaggio. Percepire gli organi, le loro funzioni. Mettersi in contatto con la propria respirazione, con la contrazione e il rilassamento. Con il ritmo.
Da ultimo, dobbiamo imparare a viverlo.
Le esperienze quotidiane influenzano il nostro corpo, in un incredibile susseguirsi di opportunità che ci permettono di comprendere in profondità la nostra persona.

Il corpo  ci trattiene, ci protegge, ci fa aggredire o andare verso l’amore.